Radio24 | Il Sole 24 ORE

Ilva, processo alla città dei veleni

Sarà il maxiprocesso in difesa dell’ ambiente. Il giudizio all’acciaieria più grande d’Europa e a tutto un sistema, accusato di aver permesso ai 256 camini dell’ Ilva di inquinare Taranto. Due anni dopo l’ inizio dell’aspra battaglia giudiziaria intorno agli altiforni, ecco che il giudice per l’udienza preliminare Vilma Gilli rinvia a giudizio 44 persone e tre società per disastro ambientale.
Dal 20 ottobre a processo ci sarà la famiglia Riva, dominus dell’azienda, l’ex presidente del gruppo ed ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante. ma anche l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, accusato di concussione aggravata. Avrebbe fatto pressioni sull’Agenzia regionale per l’ambiente, perché ammorbidisse la propria posizione sull’ Ilva, consentendole – per gli inquirenti – di diffondere veleni attraverso quella polvere rossa che copre soprattutto il quartiere Tamburi. Da qui proviene la maggior parte delle mille parti civili ammesse. A carico di Vendola, anche un’intercettazione

con l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva, Giacomo Archinà, anche lui a giudizio.

“Ho la coscienza pulita”, si difende il leader di Sel: “rappresento la politica- dice – che non era a libro paga dei Riva”.
Nella città dove anche i cimiteri chiudono per inquinamento, ora a processo va pure il sindaco Stefàno, mentre è stato condannato in rito abbreviato l’ ex segretario dell’ arcivescovo e l’ex consulente della Procura. “Il rinvio a giudizio- esultano i Verdi- è importante per tutto il popolo inquinato”.
Ps. Quando andai in trasferta a Taranto, nel pieno della battaglia tra il diritto alla salute e al lavoro, tornai anch’ io con gli abiti coperti di polvere rossa. Con un brutto virus e una ancor peggiore sensazione di deturpamento.  Di avvelenamento di un’intera città, non solo per la qualità dell’aria, ma anche di quelle che sarebbero potute essere le sue bellezze. Vedevo tutto intorno – invece – noncuranza. Soprattutto per ciò che è collettivo e condiviso. Come si è lasciato che orrendi palazzoni venissero su davanti a scorci straordinari o come si è lasciato negli anni abbandonato il centro storico, così si è permesso ai camini dell’Ilva di continuare a diffondere veleni. Paragone azzardato, lo so, ma credo tutto provenga da una stessa mancanza del bene collettivo. E della responsabilità personale.

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.