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Fuochi d’artificio, la strage degli uomini che colorano il cielo. 70 morti in 18 anni

Lavoravano per colorare il cielo. Si sono spenti uno dietro l’altro. Come le luci dei loro fuochi d’artificio. Come le vite altri 60 loro colleghi negli ultimi 18 anni. A volte per errori, sempre più spesso per l’aumentata difficoltà di spettacoli fatti di materiali pirotecnici, musica e tecnologia.
Sono diventate dieci le vittime dell’esplosione alla fabbrica di Modugno, nel barese. Anche Vincenzo Bruscella, uno dei tre titolari, è morto, come già il nipote Michele, che così raccontava l’arte di abbinare ritmo e colori:
“Il computer ci aiuta ad avere la simultaneità. Dal trasmettitore, ogni brano poi parte coi ricevitori, una volta ricevuto l’input.”
E proprio quest’aumentata componente tecnologica viene additata tra le possibili cause di esplosioni: come quella di Giugliano, nel napoletano, dell’anno scorso, 4 morti; sei ad Arpino; 3 a Tagliacozzo, 5 nel Pescarese, 3 ancora a Gragnano, altrettanti ad Ottaviano, sempre in Campania. e così fino a superare le 70 vittime in 18 anni, quasi sempre d’estate quando il lavoro aumenta a dismisura. E “anche questo incide”, dice Luciano Raffaele, campione 2014 di fuochi d’artificio al festival di Valmontone: “in una ditta come quella di Bari, molto nota, si saranno lasciati un po’ andare per la troppa mole di lavoro. Erano dappertutto, loro. E poi d’estate in lavoro è tantissimo, a volte si fanno assunzioni, non sempre di personale davvero esperto. E poi, ora gli incidenti sono diventati più numerosi e più drammatici anche per la presenza dell’elettronica. A volte, per avvantaggiarsi con i lavori si usano i cosiddetti accenditori elettrici, che servono per dare impulso ai fuochi computerizzati”.
Scintille, che provocano stragi. Nella stagione in cui, soprattutto al sud, i paesi più spesso si colorano di magia

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