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Kos, scontri tra polizia e migranti

Una calca sempre maggiore, come il caldo dell’Egeo. Le urla, l’insofferenza per i ritardi e una rabbia montata di bocca in bocca. E’ scoccata durante le procedure di registrazione la scintilla che ha portato agli scontri tra migranti e polizia sull’isola di Kos. E “per poco, avverte il sindaco, Giorgios Kyritsis, non c’è stato un bagno di sangue”.
Un rischio che qui, come a Lesbo o nelle altre isole greche divenute il primo approdo per siriani in fuga, cova da settimane. “Vogliamo i documenti, vogliamo mangiare”, hanno cominciato a scandire centinaia di uomini e donne, stretti davanti allo stadio dove le autorità avevano intenzione di trasferire parte delle settemila persone sparse sull’isola. Mostrano i passaporti, urlano le loro storie di guerra, chiedono di poter ripartire: la tensione sale velocemente e il nervosismo dei pochi agenti fa il resto.
E solo con gli estintori la polizia è riuscita a disperdere la folla. Ma anche se, col calar del sole, sull’isola cala pure la tensione, la situazione in questo lembo di terra tra i più gettonati per vacanze low cost, resta incandescente. Perché “mancano mezzi e personale e i tempi per le procedure si dilatano e la Grecia ora non riesce a far fronte pure a quest’altra emergenza”, ammette da Kos Katherina Kitidi, dell’alto commissariato per i rifugiati:” a Kos, negli ultimi giorni la tensione è salita moltissimo, per i ritardi nelle operazioni di registrazione. Ci sono circa 3mila migranti ora sull’isola, di cui 2mila siriani in attesa delle procedure per avere lo status di rifugiati. E nel frattempo vivono in condizioni inadeguate e non c’è assistenza. Dormono in hotel abbandonati, in un parcheggio o in altre aree pubbliche. E qui facilmente, nella folla, la tensione sale”.
Anche già a Lesbo e a Samo – racconta- ci sono state proteste, in quest’anno che ha registrato l’aumento del 750% di migranti.

 

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