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Usa-Cuba, “fuori dalla prigione della Storia”

La bandiera a stelle e strisce sventola di nuovo all’ Havana. E Cuba e gli Stati Uniti smettono ufficialmente di “essere nemici, per tornare solo vicini”.
Il segretario di stato americano arriva sull’isola proibita per 54 anni. Proprio come l’epoca di quelle due lunghe auto, qui chiamate almendrones, parcheggiate davanti all’ambasciata riaperta. E questo è possibile, perché “Stati Uniti e Cuba – scandisce John Kerry – non sono prigionieri del passato”. E le “decisioni coraggiose di Barack Obama e Raul Castro” hanno avviato nuove relazioni. Ma cruciale nel disgelo è stato papa Francesco e Kerry lo ringrazia.
Parla in inglese e in spagnolo, il primo segretario di stato che rimette piede sull’isola, dopo 70 anni. E il tempo passato lo mostrano i visi dei tre marines che nel ’61 ammainarono la bandiera e oggi sono di nuovo all’Havana davanti a questo “simbolo del ripristino delle relazioni”. Da dicembre, quando i due presidente annunciarono la ripresa dei contatti, la storia si è messa a correre velocemente, ma a separare i due vicini ritrovati c’è ancora soprattutto l’embargo. Obama vorrebbe toglierlo e ha dato “un forte impulso in questa direzione, ma solo il Congresso- ricorda il segretario di stato – può rimuovere”. E questo è ciò che l’isola, ora vestita a stelle e strisce, aspetta di più. Perché la gente, quella che oggi indossa la bandiera americana sui cappellini, sui vestiti, sugli occhiali, ovunque, sa perfettamente che i “benefici saranno grandissimi- rassicura Kerry- quando permetteremo ai nostri concittadini di imparare a conoscersi”.
Certo, resta la questione diritti umani, di cui Washington continuerà a chiedere il rispetto e resta la convinzione che il popolo cubano sarebbe servito al meglio da una vera democrazia” – nota Kerry. Ma questa è soprattutto la giornata della festa. Tensioni e polemiche- compresa quella di Jeb Bush che bolla la visita come un “regalo a Fidel Castro” – restano fuori da quell’ambasciata riaperta sul lungomare dell’Havana.

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