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Barche con check in e spazio in vendita: così gli scafisti fanno soldi

BARE LAMPEDUSA

 

Ora le barche dei migranti hanno anche l’angolo del check in. Perché di un solo rischio i trafficanti di uomini davvero si preoccupano: che non parta nessuno, che non abbia già pagato. Ad Augusta, su uno dei tanti mercantili arrivati con un carico umano dolente, hanno trovato anche questo. “Dovevamo tutti salire da un punto preciso, c’era uno dei capi con un librone. Noi davamo i codici del money transfer, lui li depennava da un elenco e poi ci faceva salire”. L’hanno raccontato i migranti al commissario di polizia di Siracusa, Carlo Parini. L’hanno spiegato loro stessi, cosa significassero quelle indicazioni di un check point. E anche questo “è un indizio del salto di qualità delle organizzazioni che trafficano uomini”, spiega il più esperto cacciatore di scafisti, che da due decenni coordina nell’estrema punta d’Italia il Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina. Questa è stata una novità assoluta anche per chi – come lui – quelle barche sopravvissute alle onde del Canale di Sicilia le conosce una ad una. E anche solo con uno sguardo al peschereccio o al gommone o al tipo di mercantile sa dire da dove viene e che organizzazione può esserci dietro.

E’ un gigante buono, il commissario Parini. E col suo accento siciliano e le sue frasi essenziali – svuotate di inutili aggettivi, non c’è tempo per loro, c’è troppo da fare e troppo da raccontare – sembra proprio il protagonista di un giallo. Lui e il suo fido accompagnatore, Aziz Mouddih, interprete per la Procura di Siracusa diventato investigatore sul campo, sono effettivamente diventati i protagonisti di un libro, Mare Monstrum (di Cristina Giudici, Uet 151 pagine, 14euro) un saggio- reportage tra i porti nelle trincee d’Italia. E anche con loro, sabato 3 ottobre alle 21.30, ricostruisco nella puntata di Storiacce le mappe delle organizzazioni internazionali di scafisti.

 

bambini tonnara

Quelle che nascosero dei bambini sottoterra in una tonnara siciliana (in questa fotografia); e quelle che sono arrivate ad avere agenzie in Turchia, da dove farsi mandare i soldi; quelle che usano imbarcazioni diverse a seconda di chi parte e quanto paga. Quelle che si organizzano in modo da restare sempre nell’ombra. Lontano dalle carrette del mare. E negli ultimi viaggi, ora è possibile anche comprare lo spazio: più paghi, più respiri. Più centimetri di spazio vitale hai intorno a te.

E poi ci sono le storie degli scafisti, arrestati dall’altra parte d’Italia- a Milano, dove già altre volte è stata trovata la cassa e la regia di organizzazioni di scafisti. E qualche giorno fa è stato catturato un eritreo, membro di un gruppo responsabile di due tragici naufragi.

E’ un mondo in evoluzione quello degli scafisti, che cambia in base anche alle regole internazionali del soccorso.

Così ho voluto dedicare al mare e ai trafficanti di uomini questa puntata di Storiacce di sabato 3 ottobre, 21.30, perché è l’anniversario di quel drammatico 3 ottobre. Quel giorno, a Milano il cielo era grigio, come ora. Piove e cominciavamo ad indossare i primi golf neri di lana. Qualche ora dopo, mi ritrovai a Lampedusa. In un altro mondo e in altre storie. Per la peggior sciagura delle migrazioni. Non dimenticherò mai quei corpi senza nome, uno dietro l’altro, in sacchi neri sul molo Favarolo. E poi quell’infinita distesa di bare nel gelido hangar dell’aeroporto. Un numero ad identificare una vita. Quel freddo- anche con 30 gradi fuori – e quel silenzio me li porto dentro. Come un’angoscia rimasta lì. Come un senso di colpa collettivo. Come un impegno preso con me stessa, a cercare di capire. A provare a raccontare. A dare dei nomi a quelle storie di chi parte. E ai criminali che li fanno annegare in mezzo al Mediterraneo. Mare Nostrum. O Mare Monstrum?

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