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Io, il Ticino e i cormorani

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Il lento sciabordio dell’acqua sotto le barche. Il lontano verso di qualche anatra. Il fruscio del vento, tra i rami fitti.
Questo sabato 17 ottobre, la puntata di Storiacce (21.30 e poi in podcast) ha un paesaggio molto diverso dal solito. E un sottofondo per me insolito.
Perché parte dalle sponde del fiume Ticino e da un borgo, che riduce il livello di stress del tuo corpo non appena scendi dall’auto. Non a caso qui, a Zelata, nel pavese, veniva Vincenzo Maranghi, ex amministratore delegato di Mediobanca, nei giorni convulsi della sua uscita da piazzetta Cuccia. L’ho scoperto, quando ho ricevuto la segnalazione di Giorgio Introini a storiacce@radio24.it.
“Il fiume azzurro sta morendo”, scrive. E ci invita ad approfondire. Come ho fatto. Ho scoperto così borghi e storie a me sconosciuti. Non ho molta confidenza con i fiumi, lo confesso. Da sempre, ho il richiamo del mare, mentre il fiume per me è sempre stato qualcosa di infido. Anche se molto romantico, nelle grandi città.
Ho sentito però subito il legame che si può creare con luoghi, come questo. E ne ho avuta conferma quando ho cominciato a lavorare a questa puntata di Storiacce sull’equilibrio saltato del fiume, sui cormorani arrivati da lontano e i siluri. Tutti avevano innanzitutto storie di affetto col Ticino da raccontarmi e leggende antiche di star, amori clandestini e magie, velate ora dall’arrivo di grandi uccelli neri diventati i padroni: i cormorani. Divorano i pesci, insieme ai siluri, mandano via le cicogne, alterano l’equilibrio del parco. 1.300/1.600 esemplari ne ha contati il Parco del Ticino, ci raccontano. Ma qui, a differenza che in Puglia o in Sardegna, non è stato avviato ancora alcun piano di controllo. Ossia abbattimento selettivo. E’ bastato che anticipassimo sulla pagina delle Vostre Storiacce la segnalazione che subito ho ricevuto un’altra testimonianza. Da un’altra zona del Ticino. “E’ sempre stato un fiume meraviglioso, con una fauna unica, trote marmorate, lasche, vaironi, cavedani, savette, alborelle, temoli..”, scrive anche Giuseppe Ferrero da Torino. E si sente il dispiacere nell’uso del passato. Perché “negli ultimi 15/20 anni, tutte queste specie sono andate scomparendo”, aggiunge con una postilla: “amore e conservazione della natura non vuol dire fare nulla perché questo – aggiunge – significa permettere la sopraffazione di una specie ai danni di un’altra”.
Quello degli “animali clandestini”, per dirla col titolo di un interessante pamphlet di Marco Di Domenico di qualche tempo fa, è un tema serio per i danni che specie (comprese le piante, come l’ambrosia) arrivate da altri contesti stanno provocando. E che la Coldiretti della sola Lombardia stima in 5mila euro al giorno. Ma ci sono anche i rischi per la sicurezza, per le nutrie che erodono gli argini dei fiumi ad esempio. E poi un capitolo a parte merita il caso dell’esplosione numerica dei cinghiali, che arrivano anche ad attaccare gli uomini. O i piccioni.  Il dibattito- non facile- è aperto, soprattutto con le associazioni ambientaliste, come abbiamo verificato in Storiacce.
*Ps prima che qualcuno me lo faccia notare, sono perfettamente consapevole di aver postato una foto con dei cigni e non con i cormorani (che sono invece sulla pagina di Storiacce sul sito). Perché dentro mi sono portata soprattutto la serenità di Zelata, dove voglio tornare. E la foto dei cigni la rendeva più

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Ultimi commenti

  • Maria 19 ottobre 2015 / ore 07:09

    Limitare le speci che alterano l’equilibrio della zona significa proteggere L’ambiete e gli stessi animali ..

  • Giorgio Introini 18 ottobre 2015 / ore 18:19

    Grazie per la professionalità con cui ha trattato il problema del fiume azzurro. Speriamo nelle buona volontà degli enti responsabili. Giorgio