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Rosarno, boss e Pasolini: le colpe dei padri, le conseguenze per i figli

Abbiamo parlato di Calabria, di ndrangheta e di scuola questa settimana a Storiacce. Di una scuola a Rosarno, che sta sfidando i boss e che per questo fa loro paura. Abbiamo parlato di figli e di padri. Di colpe dei padri e di conseguenze per i figli.

E su questo, le Mitiche Storiacce di Giorgio Ieranò, a 40 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini….

“I figli che non si liberano dalle colpe dei padri sono infelici: e non c’è segno più decisivo e imperdonabile di colpevolezza che l’infelicità”. Sono parole che Pier Paolo Pasolini scrisse poco prima di morire, esattamente quarant’anni fa. Pasolini si ispirava al mito greco: “Uno dei temi più misteriosi del teatro tragico greco” scriveva “è la predestinazione dei figli a pagare le colpe dei padri. Non importa se i figli sono buoni, innocenti: se i loro padri hanno peccato, essi devono essere puniti”.

Pasolini pensa a famiglie mitologiche come quella di Edipo o quella di Agamennone, dove maledizioni e colpe si trasmettono di generazione in generazione. “Non ci sono figli innocenti”, dice Pasolini. Ma questo furore dello scrittore contro i figli ha qualcosa di cupo e, in fondo, di falso, anche in rapporto al mito greco. L’idea tragica della colpa ereditaria non è così netta come pretende Pasolini. Forse, anzi, è solo un modo per raccontare il fatto che le sofferenze di ogni individuo nascono misteriosamente prima dell’individuo stesso. E comunque, anche nel mito greco, arriva un momento in cui i figli finiscono di scontare le colpe dei padri. Il momento in cui, come nell’Orestea, il capolavoro di Eschilo, per volere di un dio, un tribunale assolve Oreste, l’ultimo discendente della stirpe di Agamennone. E lo lascia andare a testa alta per le strade del mondo, libero dalla maledizione della sua famiglia.

Riascoltate il podcast di Storiacce da Rosarno. E ne riparliamo. Riparliamo di figli di boss, di collaboratori di giustizia, di vittime. Come fare per salvare chi nasce in famiglie mafiose? Sottrarli alla loro famiglia, come fa il Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, o provare altre strade, come quelle sperimentate nel liceo Piria di Rosarno? Ascoltate e ne riparliamo

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