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Bagheria, rivolta contro la regola del pizzo

E’ un pezzo di Sicilia che si rivolta contro la sua storia. Contro anni di pizzo e minacce. E’ un’altra crepa nel cuore del potere mafioso. Ed è il segno di un cambiamento radicale. Perché- è in uno dei feudi di Cosa Nostra- è nella Bagheria di Bernando Provenzano – che 36 commercianti e imprenditori si sono ribellati alla più resistente regola dei boss, le estorsioni. E hanno fatto arrestare 22 picciotti.
Prima in tre, spontaneamente, si sono presentati dai carabinieri; poi gli altri sono stati convocati, ma stavolta hanno confermato quanto un pentito stava già raccontando. E hanno ammesso di aver pagato. Ci sono 30 anni di mafia nei loro verbali, storie dei vecchi padrini e di nuovi imprenditori costretti pure a vendere la villa, per mettersi a posto col clan. C’è chi per anni ha mantenuto la famiglia del boss in carcere, poi lo stesso capoclan, finendo così sul lastrico. Fino ad ora nella Baaria di Giuseppe Tornatore, i boss erano stati sereni: “tranquillo, quello i mille me li porta”, si dicono nelle intercettazioni. Ma i cambiamenti possono avvenire anche in questo pezzo di Sicilia, che da una parte trema – per i libri mastri delle stecche e per i cataclismi che gli arresti nel mondo del potere palermitano potrebbero innescare – dall’altra rivela anche di sapersi scrollare di dosso il giogo antico del pizzo. E resta, la Sicilia, l’isola plurale, di sempre.

 

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