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Mafia Capitale, Roma saprà processare se stessa?

Ora- per dirla con un avvocato- si può dichiarare che “Mafia Capitale esiste”. Perché ora ci sono le prime sentenze ed è stata riconosciuta pure l’aggravante del metodo mafioso.
17 anni di carcere in totale ha stabilito in rito abbreviato il gup per Emilio Gammuto, condannato a 5 anni e 4 mesi; e per Raffaele Bracci, Fabio Gaudenzi ed Emanuela Salvatori, 4 anni. In sintesi già in questo troncone, ci sono gli ingredienti del maxiprocesso che si apre giovedì 5 novembre. C’è chi, come Gammuto, contribuiva alla compravendita di funzionari, per “far mangiare la mucca” di Buzzi, per dirla con un’ intercettazione. E c’è chi come la Salvatori, ex dipendente del Campidoglio e già referente del piano nomadi, avrebbe favorito Buzzi con un  finanziamento da 150mila euro, in cambio dell’assunzione della figlia in una cooperativa. E per questo, il Comune di Roma sarà risarcito con 20mila euro. E c’è ancora chi, come Bracci e Guadenzi, imponeva ad un imprenditore tassi da usura.
Tutti ingredienti dell’agire mafioso, riconosciuto come aggravante per Gammuto. Dal 5 novembre invece nell’aula Occorsio della cittadella della Giustizia e poi nell’aula bunker di Rebibbia in 46 – a cominciare dai big di Mafia Capitale, Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, che riproverà a patteggiare; o a Luca Odevaine, ora ai domiciliari – saranno alla sbarra, nel processo alla stessa Roma.
Ma Roma saprà processare se stessa? Il suo stile di vita, il suo modo di intendere le relazioni, la sua promiscuità? Ha gli “anticorpi” per andare avanti, per usare un’espressione al centro di una polemica recente tra Milano e Roma? E come leggere poi le critiche all’inchiesta, di chi vuole ridurla a storia “di cravattari, di bassa corruzione?” Di tutto questo anche parliamo sabato a Storiacce, 21.30.  

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