Radio24 | Il Sole 24 ORE

Mafia Capitale, boss o cravattari?

MAFIA CAPITALE processo

 

Oggi indosso la stessa toga di allora. E anche allora si diceva che la mafia non c’era”. Allora, per l’avvocato Alfredo Galasso, era ai tempi del maxiprocesso a Palermo contro Cosa Nostra. Quello istruito da Giovanni Falcone, che fu il primo vero colpo ai boss della Sicilia. Quando mi parla, l’avvocato è seduto a pochi metri dai giudici della X sezione penale del Tribunale di Roma. Siamo nell’aula Occorsio e si celebra la prima udienza del processo Mafia capitale. Alfredo Galasso è il veterano degli avvocati, che affollano quest’aula della cittadella giudiziaria. Trent’anni fa, difendeva la famiglia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; ora, con la stessa toga addosso, è nell’aula per nome di Confindustria, che vuole costituirsi parte civile. “Perché Mafia Capitale altera la libertà di mercato e la libera concorrenza”, spiega. E oggi come allora ci si ritrova a discutere: è mafia o no quella che ha preso ostaggio parte della vita politica, amministrativa ed economica della capitale? Sono mafiosi o “cravattari” tutti quelli che ruotano intorno a Massimo Carminati, ex membro dei Nar e della Magliana e a Salvatore Buzzi, già ras delle cooperative, suo braccio economico?

Allora, a Palermo, gli imputati erano nelle gabbie. Con i loro cappotti cammello e sfidavano e provocavano. Oggi si intravedono dai riquadri di uno schermo i protagonisti di questo processo. E i cappotti cammello li evocano i giornalisti, dopo che più di 90 sono stati querelati dagli avvocati per aver raccontato l’inchiesta e i suoi atti.

Abbiamo cercato di sviscerare il tema nella puntata di Storiacce di sabato 7 novembre (riascoltatela in podcast). Andando dentro Roma, nelle viscere di Roma, dove tutto si mescola e si confonde, dove trovi uno accanto all’altro persone di realtà apparentemente inconciliabili, dove tutte le differenze si attenuano e tutti si ritrovano a fare lo stesso trenino nelle feste con vista mozzafiato….Roma della grande bellezza, dei grandi scandali. Roma che tutto digerisce. E all’apertura del primo maxi processo alla sua mafia, resta quasi distante dall’aula Occorsio. Gremita di stampa di mezzo mondo, ma non di romani. Roma saprà processare se stessa?

 

A Palermo, ma anche a Milano per ragioni diverse, il pubblico sarebbe stato molto. E la partecipazione alta. I romani cosa pensano dei protagonisti di questo processo? Sono “mafiosi o cravattari”? Il dibattito si è aperto da subito, dopo gli arresti del dicembre 2014. E in questi undici mesi è cresciuto di intensità, di numeri ed è diventato forse qualcos’altro. “Negazionismo, riduzionismo?”, come dice il procuratore aggiunto Michele Prestipino? “Quello che sta succedendo a Roma, l’abbiamo visto a Palermo e a Reggio Calabria”, racconta Giuseppe Pignatone, procuratore capo di Roma alla Commissione Parlamentare antimafia. Si chiamo “pecorai, corrotti, cravattari, ma non mafiosi. Perché altrimenti bisogna accettare cure pesanti per un male pesante, perché altrimenti bisogna spezzare quel patto di convenienza che sempre è alla base delle organizzazioni criminali”.

 

Commenta per primo

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.