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Quando Gelli mi raccontò: “così sono stato il burattinaio d’Italia”

 

Licio_Gelli_sui_quotidiani

 

Quando entrai a Villa Wanda, Licio Gelli mi disse: “ma ora i giornalisti li prendono dall’ asilo nido?!”. Era la primavera di dieci anni fa e io stavo preparando la prima puntata di Storiacce. La giovane età di sicuro non aiuta, se hai di fronte l’ uomo che è stato il burattinaio dei misteri d’Italia, il grande vecchio, il maestro venerabile della famigerata loggia massonica P2. Il centro delle trame e dei peggiori misteri d’Italia: dal golpe Borghese al crac del banco Ambrosiano; dal delitto Moro ai depistaggi per la strage di Bologna.

Ma ero rimasta giorni a scartabellare atti di varie inchieste, a spulciare i documenti che lui aveva appena donato all’archivio di Pistoia. E avevo con me un taccuino pieno di domande. E lui – devo ammetterlo – non si sottrasse mai. Né lesinò sul tempo, forse anche per la mia giovane età. Soltanto, passata la terza ora, mi rievocò la conclusione di un’altra lunga intervista che aveva dato molti anni prima a Maurizio Costanzo, che alla P2 fu iscritto. “L’ultima domanda fu- mi raccontò- se da piccolo ti avessero chiesto cosa vuoi fare da grande, cosa avresti risposto? Il burattinaio. Il burattinaio trova sempre qualcosa da mangiare, il burattino invece deve portare”.
Questo era Licio Gelli, un uomo che è stato un mistero e che è stato coinvolto in tutti i misteri d’Italia. Mi mostrò più volte le mani e disse che erano pulite, ma in realtà per fatti anche gravissimi- come i depistaggi per la strage del 2 agosto – è stato condannato. Un uomo vissuto di segreti, Licio Gelli, a cominciare dal principale: esiste un secondo elenco – mai trovato – di iscritti alla P2?
“Non l’ho mai visto, non esiste”, mi rispose.
Ricordo perfettamente quel pomeriggio a Villa Wanda, tra divani di vari colori, colonne a forma di elefante a reggere il telefono e cimeli che richiamavano storie e incontri internazionali: la Casa Bianca, l’Argentina. Dava risposte fulminanti, mi sembrava per certi versi Giulio Andreotti, a cui fu legato. Parlammo di alcuni degli iscritti alla sua Loggia, dell’introduzione di Silvio Berlusconi, della scalata al Corriere della Sera, parlammo della strage di Bologna e del delitto Moro. E anche se ogni tanto sembrava cedere alla rassegnazione di un normale anziano, poi bastava un nome, un guizzo, un ricordo e capivi che era sempre lui, Belzebù, il Grande Vecchio delle trame d’Italia.
Andai a Villa Wanda 10 anni fa quando l’allora direttore Giancarlo Santalmassi mi affidò la rubrica Storiacce. C’erano appena state le elezioni, Prodi aveva vinto per un soffio ed ecco che ben presto finimmo per parlare del piano di Rinascita, quello che lui “affidò nelle mani dell’allora presidente della Repubblica Leone” e che è tornato d’attualità in epoche ben più recenti, soprattutto a proposito della riforma della magistratura e la separazione delle carriere. Che lui voleva (come Berlusconi), come voleva una Repubblica presidenzialista. E poi facemmo un gioco.
Gelli era un uomo di tagliente ironia. Gli proposi di dare un flash, un commento, un aneddoto, un ricordo a tutta una serie di nomi. E lui non si sottrasse, anzi si divertì. Come risentirete nell’intervista che sabato andrà in onda alle 21.30.
Come si divertiva e compiaceva pure, davanti a tutto ciò che gli veniva attribuito. A cominciare dai contatti con 32 diversi servizi segreti. Quando finimmo, mi fece accompagnare in stazione dal suo autista che mi confidò: “anni fa, cambiavamo auto quasi ogni anno, tanti erano i km che macinavamo…”. 
Aveva una memoria straordinaria e quando lo richiamai al telefono, poiché il suo nome e quello del figlio erano ritornati nelle inchieste sulle scalate bancarie e poi nella vicenda dei dossier illegali Telecom, si ricordava perfettamente di me.
E allora, ebbi l’ennesima conferma che dietro quel viso da simpatico vecchietto, c’era ancora il grande Vecchio, il Burattinaio delle peggiori trame d’Italia.
Sabato, Storiacce, 21.30 su Radio24. Il Piano di Gelli è stato realizzato, secondo voi? La Loggia P2 è ancora in mezzo a noi?

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