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Dall’Europa indietro all’Iraq, se i migranti rinunciano al sogno Ue

Qualcuno ora parte anche in direzione opposta. A migliaia continuano a bussare alle porte d’Europa, ma qualcuno ora inizia anche ad invertire la rotta. E tornare indietro sui propri passi. Rinunciando al sogno europeo.

In Belgio, è decollato il primo charter per riportare in patria 100 migranti. Sono tutti iracheni e avevano tutti fatto domanda di asilo, ma alla fine – ancor prima di avere una risposta – hanno accettato di rientrare a Baghdad. Stavolta in aereo e appoggiandosi all’ Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, che li facilita a trovare casa e lavoro.  “Sono delusi dall’accoglienza e senza più speranze qui”, spiegano dal ministero belga per l’asilo, dove da settembre hanno visto crescere la voglia di tornare indietro.

Così anche a Flensburg, al confine tra Germania e Danimarca, mi raccontavano come “ogni giorno ripassano -oltre ai respinti da Copenghen – pure quelli che non hanno trovato i familiari in Svezia e scoraggiati dal freddo e da un’accoglienza sempre più bassa, rinunciano”. Il clima cambiato un po’ ovunque potrebbe incrementare il flusso di ritorno, al momento estremamente esiguo. Flusso a cui non partecipa chi è scappato dalla guerra, come i siriani. I loro arrivi però in Grecia ora sono notevolmente diminuiti, al contrario degli iracheni aumentati del 25%. E con più controlli sono diminuiti – registra Frontex – quelli che si spacciavano per siriani. Nella speranza di conquistare più facilmente l’ingresso in Europa. Un sogno a cui qualcuno ora comincia anche a rinunciare.

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