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Messico, viaggio all’inferno per Francesco

Mexico Drug War
E’ un viaggio all’  inferno, in una terra dove si muore per una parola e si sparisce senza ragione.
Il Paese che Franceso sta visitando conta almeno 27 mila desaparecidos e 50mila morti, uccisi da bande criminali, narcotrafficanti, polizia e politica corrotta. L’ultima vittima, di cui conosciamo il nome, è Anabel Flores Salazar, cronista di 32 anni . L’hanno trovata seminuda e con le mani legate, 18esima giornalista massacrata dal 2000 solo a Veracruz, calcola un’associazione che rivendica la libertà di stampa. Solo poche ore invece è durato il mandato da sindaca di Gisela Mota, trucidata per i suoi proclami contro i narcos, che imperversano a Temixco, la stessa città del cartello Guerros Unidos, accusato della sparizione di 43 studenti nel 2014.
E quella del Pontefice è una via crucis nelle stazioni più dolenti del Messico: Ecatepec, barrio con poca legge e molta miseria; le carceri di Ciudad Juàrez, la “città dei morti” al confine col Texas dove termina il sogno e spesso la vita di migliaia di migranti. E dove tantissime donne sono sparite nel nulla. E ancora il Chiapas e il Michoacan, terre dei più spietati cartelli narcos e delle peggiori violenze.
Un Paese, dove lavori alle fogne fanno scoprire – come è successo a Città del Messico-  cumuli di ossa di morti senza nome. E sono i bassifondi di questo Messico – che le autorità vorrebbero nascondere – ad essere ora illuminati dal viaggio di Francesco.

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