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La soffitta di Facebook

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Ci sono andata per caso. Ed è stato come entrare in una vecchia soffitta sconosciuta. Ho trovato di tutto. E così nell’ era delle comunicazioni in tempo reale, mi sono trovata a leggere messaggi con anni di ritardo.

Domenica mattina di nuvole grigie, aria di neve dalla montagna e pensieri sparsi. Di partenze, ritorni, ospedali e spiagge. In attesa che i quotidiani digitali si caricassero sullo smartphone, apro Facebook. Leggo un paio di messaggi e poi lo sguardo cade su “richieste filtrate”. Spam, mi sono detta. Ma la curiosità ha prevalso, anche se già immaginavo i rimproveri dei tecnici di Radio24 per aver aperto quella porta….Invece, ho trovato migliaia di messaggi in bottiglia, persi nel web. Moltissimi inviti a festival, dibattiti, presentazioni di libri a cui non ho mai risposto. Proposte di interviste dopo puntate di Storiacce, annunci di iniziative a cui mi avrebbe fatto piacere partecipare. E poi richieste di aiuto di studenti, che stavano preparando tesi sulla radio, sul giornalismo, sulle mafie al nord, commenti di ascoltatori, contatti di vecchi amici, critiche e complimenti di affezionati di Storiacce. Gente che mi ha scritto quando ero diventata vicedirettore della scuola di Giornalismo “W.Tobagi”, 4 anni fa. Spunti da approfondire, possibili notizie. Di tutto. E non ho letto ancora tutto.

Alcune cose mi è dispiaciuto in particolar modo averle perse: un evento alla Federico II di Napoli, in ricordo del mio professore di Letteratura Greca Antonio Garzya; un incontro sui migranti – dopo il reportage dal confine danese- e un altro sulle spose bambine, dopo un’inchiesta di Storiacce. E poi una serata al teatro di Telese Terme. Mi ha scritto un professore del liceo di questo paese del Sannio, per segnalarmi che avevano fatto ascoltare agli studenti  il podcast di Storiacce sull’alluvione nel Sannio dello scorso autunno. Che gli studenti avevano organizzato una rappresentazione, anche con le mie parole del blog. E mi invitavano. Mi avrebbe fatto piacere conoscerli. Come sarei stata felice di dare una mano ad una studentessa che mi chiedeva aiuto per una tesi sulle cosche al Nord o di altri che volevano suggerimenti sulle scuole di giornalismo. Ho risposto a molti, ma molti altri resteranno lì. Credo di aver trovato tipo 8mila messaggi! Tutti veri, niente Spam! Al di là di tutte le cose passate e del tradimento della tecnologia, questo episodio mi ha fatto riflettere ancora una volta  sull’uso che si fa di Facebook. Come molto tempo fa, già notavo insieme a Stefano Bartezzaghi, in una delle nostre bellissime conversazioni. Ogni mezzo dovrebbe essere usato a seconda della sua natura, salvo emergenze. Le comunicazioni di lavoro via mail. Contatti d’ amicizia su Facebook. Se salta questo, per chi è abituato a ricevere migliaia di messaggi di ogni genere al giorno, è la fine. Anche perché la mail di un giornalista è facile da trovare. Se poi ci si mette pure Facebook a fare le selezioni e filtrare per me, io ci rinuncio…

Ecco scrivo questo post per scusarmi con le centinaia di persone a cui ho risposto dopo anni e con quelle a cui non risponderò affatto ahimè .Con i tantissimi ascoltatori di Storiacce che volevano commentare le puntate o fare segnalazioni. Mi trovate sulla pagina facebook di Storiacce. O sulla mail, per cose di lavoro, in quell’onda che più volte al giorno ci sommerge, ma che almeno siamo preparati a fronteggiare.

Ora però esco dalla soffitta del social network e vado a preparare la valigia, nel mondo reale.

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