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Prescrizione, spaccato il mondo della Giustizia

Quando gli animi sono troppo agitati e si sfiorano le risse, com’è successo giovedì 8 in Commissione, bisogna tornare alla freddezza dei numeri. E i numeri dicono che nel nostro Paese i processi finiti per prescrizione sono stati, secondo l’ultima rilevazione del 2016, 145mila. Meno del passato, ma comunque troppi, tanto da costare all’Italia una critica dalla Comissione europea. “Ostacola la lotta contro la corruzione e incentiva- scriveva- tattiche dilatorie”. Quindi ben venga una riforma, come più volte auspicato dalle toghe, che entrerebbe in vigore nel2020 (“Gli effetti, quando io sarò morto”, chiosa l’ex pm di Mani Pulite, Pier Camillo Davigo), ma i numeri dicono anche che per l’80 per cento dei casi la tagliola del tempo si abbatte durante le indagini preliminari, ben prima della sentenza di primo grado fissata dal Governo per bloccare la clessidra. Nel 2016, ad esempio, sono stati 85.200, con in testa gli abusi edilizi – che su un altro fronte si condonano- l’omesso versamento delle ritenute e la guida in stato di ebrezza. Nei delicati ingranaggi della macchina giudiziaria, tutto si tiene ed è stata allora una scelta di buon senso, oltre che obbligata per salvare la maggioranza, prospettare prima un’organica revisione dei tempi del processo penale, anche se quest’annuncio mette ancora di più i penalisti sul piede di guerra, terrorizzati-ammette il presidente Caiazza – “dalla prospettiva di dibattimenti infiniti e dal metodo usato. Con questa superficialità e queste idee giustizialiste, c’è da temer eper le libertà di ciascuno”, scandisce con toni allarmati.
L’Associazione nazionale magistrati, da parte sua, aspetta di conoscere l’intera riforma, ma plaude alla decisione di voler seguire il percorso complessivo da loro indicato. Nel frattempo, autorevoli toghe si dividono tra favorevoli e contrari. Tutti però concordano sulla necessità di spingere verso riti alternativi e una depenalizzazione di reati minori. Non proprio messaggi da slogan, ma la giustizia-si sa- è un meccanismo complesso. Ed è per questo che bisogna augurarsi che, al contrario di quanto successo ora, la riforma del processo prima di uscire dal cilindro passi attraverso i pareri di quanti lo vivono ogni giorno.

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